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Post da Dicembre 2007

Kyoto, Bali e la sostenibilità che non c’è

Dicembre 12, 2007 · 2 Commenti

La città giapponese di Kyoto non deve la sua notorietà al retaggio di ex capitale del paese o al patrimonio storico-culturale di livello mondiale, quanto piuttosto all’omonimo Protocollo, sottoscritto nel dicembre del 1997 da oltre 160 paesi (tra i quali non figurano però gli Stati Uniti) ma entrato in vigore soltanto nel 2005, dopo la ratifica della Russia.

Il trattato, divenuto un vero e proprio termine di paragone e una solida base di dibattito nel campo ambientalista, prevede in estrema sintesi l’obbligo, per i sottoscrittori, di ridurre entro il 2012 le emissioni inquinanti di co² almeno del 5,2 % rispetto alle emissioni del 1990. Da questi impegni sono esclusi paesi come la Cina e l’India, che non sono stati responsabili delle emissioni dannose durante gli anni dell’industrializzazione.

Il 30 novembre scorso, il Corriere della Sera si è accorto del fallimento del Protocollo di Kyoto. Ad essere sinceri ci si sarebbe potuti aspettare un pizzico di perspicacia in più dal quotidiano più letto in Italia.

In effetti il Trattato ha vari difetti, il maggiore dei quali è probabilmente la mancanza di meccanismi sanzionatori che possano punire quegli stati che violano le promesse fatte. L’Europa stessa, da sempre in prima linea per la difesa (almeno a parole) del Protocollo, rivela dei risultati non proprio lusinghieri; secondo i dati messi a disposizione dalla Commissione Europea sono pochi i paesi in linea con gli impegni presi (ad esempio Germania e UK); la maggior parte sfora. L’Italia, ad esempio, aveva come obiettivo una riduzione delle emissioni del 6,5% , ma ad oggi registra un aumento del 13%. Davvero un bel modo di difendere il Protocollo!

Un segnale forte di consapevolezza sulle responsabilità “ecologiche” dei Governi potrebbe arrivare da Bali, dove si sta svolgendo in questi giorni (3-14 dicembre) la Conferenza Internazionale sui cambiamenti climatici; si scontreranno (ideologicamente) gli scienziati dell’IPCC, freschi vincitori del Nobel per la Pace insieme ad Al Gore, e gli oppositori dell’accordo guidati dall’inedito fronte Usa-Cina-India. Ma il vero problema di questo vertice (in realtà il problema di ogni vertice intergovernativo) è l’assenza di un realistico set di incentivi e penalità: nessuno degli attori in contrasto avrà la convenienza economico-politica a battersi realmente per una soluzione radicale che potrebbe assicurare un miglioramento delle condizioni climatiche del nostro pianeta.

Una soluzione infatti esiste ed è così semplice ed elementare che possiamo riassumerla in poche parole: problemi locali, soluzioni locali; problemi globali, soluzioni globali. La dinamica ambientale e quella del surriscaldamento della Terra sovrastano i confini nazionali, rappresentando questioni globali, perciò l’unica vera proposta efficace sarebbe quella di un salto sovranazionale nella gestione della materia, che dovrebbe divenire di competenza dell’unico organo (politico) mondiale, l’ONU. Quest’idea potrebbe anche riuscire a dare una spinta in avanti al processo di democratizzazione dell’organizzazione, quel lungo e difficile processo volto a creare una vera e propria assemblea parlamentare mondiale. Tornando all’ambiente, una soluzione alternativa è la proposta di istituire un’Agenzia Mondiale per l’Ambiente, dotata di ampi poteri (limitati al suo settore d’intervento) e finanziata attraverso fondi anch’essi di natura sovranazionale (si pensi ad esempio alle entrate derivanti dall’introduzione della cosiddetta Carbon Tax sulle emissioni inquinanti).

Oggi stiamo assistendo sempre più ad uno scollamento tra una crescente consapevolezza ecologica “dal basso” e il ritardo, se non il disinteresse, delle politiche nazionali in tema ambientale; nel frattempo il tempo scorre veloce, i consumi e la produzione aumentano senza soste e nuovi giganti, desiderosi di un benessere simil-occidentale, emergono minacciosi. Restano pochi anni per salvare il pianeta da una delle crisi più grandi mai affrontate, una crisi che forse per la prima volta riguarda allo stesso modo tutti gli uomini, senza differenza di etnie, religione o ricchezza.

La responsabilità di agire per un mondo diverso, più sostenibile ed ecologico, cade in particolare sui quei paesi che, senza rispetto e lungimiranza, hanno avvelenato per anni (se non per secoli) il pianeta; l’Europa ha una responsabilità particolare, che le deriva dalla sua storia, dalla sua ricchezza e dalle sue capacità. Ma per vincere questa sfida il Vecchio Continente non può continuare ad agire diviso: deve riuscire ad unirsi politicamente per esprimere al meglio la volontà dei suoi cittadini. E deve farlo presto perché altrimenti, questa volta, potrebbe non avere a disposizione ulteriori tentativi.

Giuseppe

Categorie: Ambiente ed Ecologia
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Sotto la luce delle stelle

Dicembre 4, 2007 · 2 Commenti

Forse William Shakespeare sorriderebbe di orgoglio nel rileggere l’Amleto, dove scriveva: “vi sono più cose in cielo ed in terra, Orazio, di quante se ne sognino nella vostra filosofia”. In effetti il mondo contemporaneo è strano, complesso e interessante. La forza di un’idea, così come la sete di potere, possono giungere amplificate o distorte da un capo all’altro del villaggio globale nel semplice rumore di un click, direttamente in tempo reale. Mentre tutto cambia, tutto quanto resta uguale. Esplode in un universo virtuale fatto di blog la voglia di una nuova forma di partecipazione, più diffusa e democratica, insieme alla richiesta di un mondo diverso, più equo e sostenibile, ma allo stesso tempo si dimentica il gusto dell’approfondimento, il piacere della cultura, e si concentra l’attenzione sull’attimo presente, sulla news facile e comprensibile.

Riflettere sui fatti del mondo è quindi un atto difficile, che deve tenere conto delle molteplici sfaccettature della realtà e della moda temporanea di idee e opinioni. Per creare uno spazio aperto e serio di commento è perciò necessario riscoprire un’etica della narrazione, un piacere della scoperta… è necessario esplicitare i valori che guidano un progetto affinché questo possa trasmettere al meglio il suo messaggio.

E’ con Marcel Proust che possiamo riassumere la nostra convinzione: “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nel vedere con occhi nuovi“. Non si viaggia realmente se non partendo dalla riflessione sul nostro stesso modo di vedere il mondo e di interpretare la realtà. Il nostro blog vuole perciò divenire esso stesso un viaggio di scoperta, desidera immergersi in una continua “distruzione creatrice” di pensieri e convinzioni, utile sia ai suoi autori che ai suoi lettori, spesso capitati qua per caso.

Ma passiamo al nome. Stellesenzastrisce. Parola composta, breve e incisiva, per rendere più chiara la prospettiva europea, europeista e federalista sugli avvenimenti, libera da ogni contagio, senza strisce appunto. E non si tratta di antiamericanismo, nonostante il rimando indiretto a certe stelleestrisce che tentano senza successo di avvolgere il mondo per oscurarne i diversi riflessi, i tanti toni e colori. E non si tratta nemmeno di eurocentrismo, o meglio di “occidentocentrismo”. E’ piuttosto una prospettiva che abbandona i vecchi schemi e cerca di imparare dalle lezioni che il mondo ci offre ogni giorno. E’ piuttosto uno spazio nel quale discutere di politica, economia, attualità (ma anche del passato e del futuro), società.

Per tutto questo varrà la pena seguire il nostro blog. Per un’analisi di respiro globale, per uno sguardo cosmopolitico e plurale attento ai temi grandi e piccoli, per la voglia di capire sempre di più e sempre meglio questa splendida realtà, viva di gioie, bellezze, ingiustizie e affascinanti contraddizioni.

Simone/Giuseppe

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