StelleSenzaStrisce

La Globalizzazione “etica” che piace alla Chiesa

Gennaio 12, 2008 · 5 Commenti

Chi ha avuto la possibilità di leggere l’edizione di dicembre del bimestrale Global Competition, credo abbia notato l’articolo di Gian Paolo Salvini dal titolo “Non tutto è economia e l’economia non è tutto”.

Salvini, prete, è direttore de “La Civiltà Cattolica” ed è consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Trovare un uomo di Chiesa tra coloro che scrivono su una rivista che tratta di globalizzazione mi ha incuriosito, così ho letto il lungo, complesso e ben strutturato pezzo che espone il punto di vista della Chiesa Cattolica sulla globalizzazione.

Il religioso spiega come le ricadute positive della globalizzazione siano ampiamente riconosciute (ad esempio l’allungamento della vita media, l’uscita dalla soglia di povertà di milioni di persone, la crescita economica prodigiosa di alcuni paesi) ma denuncia però come l’80% di questi benefici sia andato ad una minoranza della popolazione mondiale (circa il 25%), mentre il resto del mondo ha dovuto accontentarsi delle briciole. Naturalmente in questo quarto di popolazione mondiale sono compresi i paesi più sviluppati.

Questo processo ha acuito la polarizzazione tra la parte ricca (dovrebbe rientrarci anche l’Italia) e quella povera del pianeta, facendo emergere la necessità di riformare la globalizzazione; riforma che, secondo l’autore, deve partire prevalentemente dall’etica. La ricetta del sacerdote è semplice e parte con un richiamo ai c.d. PVS: “Se anche i paesi in via di sviluppo riuscissero ad unirsi in spirito di reale collaborazione almeno a livello regionale, diverrebbero interlocutori più affidabili e più autorevoli”. Ad esempio viene ovviamente portata l’Unione Europea, che ha saputo mettere alle spalle secoli di lotte e guerre per trovare la via di una reale unità e che viene citata come la migliore risposta alle spinte disgregatrici della globalizzazione.

Inoltre Salvini critica le grandi istituzioni internazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale in primis) di un grave deficit di democrazia ed accusa l’assenza di istituzioni politiche democratiche che siano in grado di operare su scala mondiale per temperare gli squilibri e i conflitti. È necessario, secondo Salvini, riprodurre a livello planetario l’esperienza del welfare state, che definisce come la più grande conquista delle democrazie occidentali nell’ultimo secolo.

Dopo questo breve sunto, il collegamento tra democrazia ed istituzioni è chiaro: non si può pretendere di eliminare il deficit democratico che impera a livello internazionale senza pensare alla creazione o modificazione di istituzioni democratiche mondiali, espressione della volontà dei cittadini. È facile parlare, come fanno alcune associazioni altermondialiste, di “emergenza povertà”, “emergenza ambientale” e così via; il vero problema è passare dalla protesta alla proposta.

Ecco allora perché spero che l’ONU, organismo che dovrebbe garantire la pace e la collaborazione tra i popoli, possa trasformarsi in un’istituzione realmente democratica, priva dello scempio del diritto di veto e con una rappresentanza che non raggruppi nel Consiglio di Sicurezza, ancora dopo 63 anni, i presunti vincitori della II guerra mondiale ma i membri delegati dei cinque continenti. Solo capendo che il vero e nuovo soggetto della politica ed economia mondiale non è una superpotenza o un’impresa ma l’intero genere umano potremmo spingerci verso una società globale più democratica, equa e sostenibile; in fin dei conti la vera riforma etica della globalizzazione avverrà solo quando ad aumentare vertiginosamente non saranno i profitti delle multinazionali, bensì i reali diritti per tutte le donne e gli uomini della Terra.

Giuseppe

Categorie: Economia e Politica
Messo il tag: , , , , ,

5 risposte finora ↓

  • Marco // Gennaio 12, 2008 a 2:05 pm

    Il problema della riforma dell’Onu è primario.
    Però sottolinearlo non vuol dire passare dalla protesta alla proposta: il problema è come riuscire a riformare un’istituzione controllata da soggetti che non hanno intenzione di riformarla.
    La vera proposta sarebbe come superare questo ostacolo: come?
    Ciao e complimenti per il blog.

  • Lucia // Febbraio 18, 2008 a 12:33 pm

    “il problema è come riuscire a riformare un’istituzione controllata da soggetti che non hanno intenzione di riformarla.”

    Condivido.
    A parte questo, il problema dell’etica nei rapporti economici è reale e rimane. Non tutto è risolvibile in termini di incentivi e disincentivi e convenienza. E’ confortante vedere che la Chiesa produce anche pensieri come questo.

  • Rossana Salerno // Febbraio 27, 2008 a 8:26 pm

    Caro Autore del suddetto articolo;
    Due domande da porLe, non troppo complicate ma meritano una sua riflessione :
    1- perchè ti meravigli tanto se un autore di “articoli” che riguardano la globalizzazione sia un prete.. o meglio come lo definisci un “sacerdote”? (esiste un “ente” o “istituzione” chiamata Chiesa, abbiamo tutti quanti subito un processo di Secolarizzazione…)
    2- tu credi ke la disuguaglianza tra i paesi poveri e i paesi ricchi (così kiamati dall’economia) sia legata soltanto ad una questione meramente politica ed economica?
    Io per quello ke ho nel mio back ground ti consiglio di leggere A.GIDDENS : “L’Europa nell’età globale “…poi mi dirai..anzi spero tu scriva qualcosa in merito…
    saluti
    Rossana Salerno

  • Giuseppe // Febbraio 27, 2008 a 11:25 pm

    Cara Rossana,
    Ti ringrazio per il commento che mi dà la possibilità di spiegare meglio il mio pensiero.
    La mia meraviglia non riguarda il fatto che l’autore dell’articolo sia un sacerdote, ci mancherebbe altro… Il mio stupore è inerente l’attenzione che pone la Chiesa (o almeno monsignor Salvini) circa l’orizzonte politico da dare alla globalizzazione, cioè gestire il fenomeno attraverso le istituzioni politiche.
    Per quanto concerne la seconda domanda, il discorso sarebbe necessario un altro post che magari metteremo nel prossimo futuro. Di certo le disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri del mondo ha radici storiche innegabili, il problema è che non c’è la volontà, da parte dei paesi cosiddetti ricchi, di adoperarsi per diminuire queste enormi disparità.
    Prometto di comprare il libro di Giddens per poterti poi dire…

  • Giuseppe // Febbraio 27, 2008 a 11:34 pm

    Ero ancora in debito di una risposta per Marco…
    Tu dici, giustamente, che sottolineare il problema della riforma dell’Onu non significa passare dalla protesta alla proposta. Però credo che la proposta sia già presente nel post ma mi spiego meglio.
    La mia proposta, che non è poi isolata, prevede un’Organizzazione dove la rappresentanza sia per macroregioni. Naturalmente l’Europa ne formerebbe una, così come l’area sud-americana e così via. E’ superfluo dire che non ci sarebbe nessun Consiglio di Sicurezza con diritto di veto annesso.
    E’ altrettanto vero che a riformare l’Onu dovrebbero essere gli stessi Stati che adesso ne condizionano il funzionamento e quindi è molto difficile che ciò accada.

Lascia un Commento