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Post da Febbraio 2008

Sicilia, la terra dei cannoli

Febbraio 27, 2008 · Lascia un Commento

La Sicilia è una terra di grandi contraddizioni: a pochi chilometri di distanza puoi trovare Monte Pellegrino a Palermo e il mare di Mondello o Cefalù; puoi agevolmente passare dalla Valle dei Templi di Agrigento all’Etna Valley di Catania, sede della St Microelectronics; è una terra di contraddizioni tali che la sfida per la carica di Presidente della Regione può giocarsi tra Rita Borsellino, sorella del celebre magistrato antimafia Paolo, e Totò Cuffaro, detto Vasa Vasa. Che terra di contraddizioni la Sicilia!

In poco più di un quarto di secolo la Sicilia, la mia terra, di cambiamenti ne ha visti tanti, così tanti da far cambiare la cultura, le credenze e le idee di un popolo intero. La generazione dei miei nonni quasi celebrava l’essere mafioso. Quando i miei genitori erano piccoli, i figli di un mafioso si esaltavano e potevano atteggiarsi a piccoli boss. Oggi la mia generazione disprezza la mafia ed ha imparato a far camminare le idee di giustizia sulle gambe degli uomini, mentre i figli dei mafiosi si vergognano dei loro padri. Certo che un popolo si evolve col tempo!

Nonostante il vento del cambiamento, però, i processi di “rivoluzione” sono lunghi, richiedono tempo, e nel frattempo molte cose continuano ad andare nel verso sbagliato. Dal luglio 2001 la Sicilia è stata governata da Salvatore Cuffaro, democraticamente eletto per due volte con oltre il 53% dei voti. Tutto regolare se non fosse per la condanna dichiarata nei suoi confronti il 18 gennaio scorso per favoreggiamento semplice, condanna che prevede 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per Cuffaro la pena appare quasi un sogno! Il giorno successivo, infatti, il governatore pensa bene di “festeggiare” la condanna con un bel vassoio di cannoli offerti ai suoi più stretti collaboratori, un po’ come si fa in America con la festa in casa dopo un lutto! Ma l’eco provocata sui giornali da questo gesto, misto alle sollecitazioni politiche che giungevano da più parti, costringono Cuffaro alle dimissioni e all’indizione di nuove elezioni. Politici strani in Sicilia: festeggiano le condanne penali e si dichiarano “perseguitati politici”!

Ma le stranezze non finiscono qui. La Sicilia è inserita, insieme ad altre regioni del meridione, nell’area “obiettivo 1” dell’Unione Europea e pertanto ha diritto ad una serie di finanziamenti privilegiati in quanto regione “povera”. Ma dal gennaio 2004 (e poi da quello 2007) paesi come la Polonia o la Romania entrano a far parte dell’UE, così qualcuno immagina che la Sicilia possa finalmente scrollarsi il brutto aggettivo di regione più disagiata d’Europa. Non sia mai! I politici siciliani, per una volta uniti, si battono con successo affinché la Sicilia rimanga “obiettivo 1” e conservi intatta la sua quota di finanziamenti. C’è chi dice che poi questi finanziamenti vengano gestiti in maniera clientelare dai politici stessi, ma si sa, le malelingue stanno dappertutto!

I cambiamenti culturali comunque ci sono stati: se anni fa c’era chi voleva che la Sicilia si aggiungesse alle stelle della bandiera degli Stati Uniti, oggi i siciliani (le persone, non la classe politica), vedono non nell’Europa dei finanziamenti, ma in quella dell’erasmus, nell’Europa delle opportunità di formazione continua, della ricerca e dei diritti la loro possibilità di rinnovamento, di riscatto. Purtroppo l’anello debole di questo positivo cambiamento rimane il livello nazionale, che non ha mai saputo interpretare le esigenze di questa terra difficile.

Il 13 e 14 aprile p.v. in Sicilia si voterà per le elezioni nazionali e regionali. Io non so se i siciliani confermeranno la fiducia a chi li ha governati per decenni o decideranno di voltare pagina e preferire la senatrice Anna Finocchiaro. Ciò che mi auguro è che il prossimo presidente della regione dia finalmente lustro a questo meraviglioso territorio e all’onestà dei suoi cittadini; in ogni caso chiunque risulti vincitore della competizione, il 15 aprile potrà offrire un vassoio di cannoli a tutti… sperando che la ricotta sia fresca!

Giuseppe

Categorie: Economia e Politica
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Tutti i rischi dell’Agflazione

Febbraio 1, 2008 · 2 Commenti

Cosa succederebbe se, a causa del riscaldamento globale, le fredde steppe della Siberia e gli inospitali territori dell’Alaska (e del Canada) si trasformassero nel terreno ideale per sterminate coltivazioni agricole? Probabilmente sia le odierne strategie di geopolitica che i rapporti fra gli stati verrebbero rivoluzionati: i paesi sviluppati (o ricchi di risorse energetiche) ma poveri di materie prime potrebbero convertire la loro incontenibile e crescente domanda di risorse per l’alimentazione e l’allevamento in una cospicua  offerta, diretta a tutti quei PVS che si ritroveranno stretti nella morsa della desertificazione, delle lotte per la disponibilità dell’acqua e dell’inarrestabile ridimensionamento della biodiversità. Non occorre però immaginare scenari del genere per capire l’importanza che la produzione agricola, ancora oggi nell’era dell’information technology, riveste nell’influenzare i fragili equilibri della politica mondiale e la distribuzione geografica di ricchezza, benessere e potere.

Oggi in particolare l’agricoltura rappresenta il terreno privilegiato sul quale può nascere ed evolvere il rischio di una crisi di portata globale; non stiamo parlando delle crisi di produzione che investono i PVS “incapaci” di differenziare le colture da esportazione, concentrandosi su un solo prodotto (caffè, cotone, cacao ecc.); bensì di un prossimo generalizzato aumento dei prezzi dei beni agricoli che si sta determinando a causa di una vera e propria rivoluzione del settore. “Mai più cibo a buon mercato” è lo slogan che accompagna questa rivoluzione, mentre un neologismo è stato coniato per descriverla: agflazione (agricoltura+inflazione).

Le responsabilità dell’agflazione non sono da imputarsi ad una scarsità assoluta di cibo rispetto all’aumento del peso della popolazione sul pianeta (à la Malthus); come ci insegna lo stesso Amartya Sen, anche durante le carestie più gravi il problema non è mai stato la quantità di cibo a disposizione (che spesso era anzi sovraprodotto), quanto piuttosto la capacità dei diversi soggetti di poter prendere parte alla distribuzione e alla produzione di queste risorse. Ma ciò che rende l’agflazione un fenomeno nuovo sono le sue cause principali: l’emergere di nuovi paesi consumatori, il climate change, la sostituzione delle coltivazioni per l’alimentazione con quelle per la “transizione ecologica” dei combustibili.

Poco possiamo dire sulla crescente domanda di cereali da parte dei nuovi giganti asiatici; il crescente benessere comporta l’introduzione di nuovi cibi (in particolare la carne) nelle diete, la cui produzione richiede l’impiego di molte più risorse (terreni per il pascolo, foraggio). Per quanto riguarda invece il climate change, abbiamo già accennato a come i suoi effetti dipenderanno dall’intrinseca “geograficità” del mutamento; ciò che è certo è che gli stati maggiormente colpiti dall’aumento delle temperature dovranno diminuire la produzione, con un conseguente incremento dei prezzi sul mercato internazionale (a meno di un “passaggio di consegne”, ovvero la possibilità di iniziare a coltivare terreni finora inospitali, come prospettato all’inizio).

Più interessante per le sue implicazioni è la terza causa; la necessità sempre più pressante di sostituire i combustibili fossili ha generato l’esplosione del mercato dei biocarburanti, sostituti del petrolio potenzialmente ad emissioni zero (l’anidride carbonica emessa viene riassorbita dalle piantagioni che crescono per produrre nuovo combustibile).

Ma questa possibilità, se da un lato ha aperto un ricco e nuovo mercato, trasformando la questione ambientale da sfida ad ricco business, dall’altra sta riducendo continuamente i terreni destinati alle coltivazioni alimentari; la scarsità che si viene a creare tra la riduzione della produzione per l’alimentazione e l’allevamento e l’aumento a livello mondiale della domanda genera inflazione; paradossalmente la volontà di convertire l’economia in modi più sostenibili sta generando una situazione insostenibile.

Non è possibile risolvere problemi così complessi e che dipendono da numerose e spesso contrastanti variabili continuando a far prevalere la logica mercatistica anche nell’applicazione di principi ed idee “ecologiche”. E’ inutile introdurre nuove risorse se poi la logica che guida la loro utilizzazione è la stesa che ha portato all’industrializzazione sfrenata e alla “religione del profitto”.

Solo con una consapevolezza veramente ecologica, fatta di ragionamento complesso e sistemico, cosmopolita e di respiro globale il genere umano potrà sperare in un futuro migliore. Altrimenti potrebbe diventare sempre più realistica la simpatica battuta nella quale un soldato americano su carrarmato parla ad un coltivatore di mais dell’Iowa, dicendo: “We are here to free the people of Iowa. This has nothing to do with your abundant supply of corn” (trad. siamo qui per liberare il popolo dell’Iowa. Questo non ha niente a che fare con la vostra abbondante offerta di cereali).

 

Simone

Categorie: Economia e Politica
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